#7 Nomen omen

Nel frattempo, era giunto il momento di scegliere il nome del mio dominio.
Se, come credevano gli antichi Romani, nel nome è rappresentato il destino, la scelta di come chiamare il mio sito non era una cosa da sottovalutare. Il nome doveva dare l’idea di professionalità, essere semplice da ricordare, non troppo lungo da digitare e doveva rappresentarmi.
Stavo per iniziare un’attività come libera professionista e la scelta più logica era usare il mio nomeecognome. Inoltre, volevo svolgere la mia attività in Italia, quindi la scelta dell’estensione era presto fatta: .it.
Et voilà non era stato poi così difficile: laurasacco.it!
Iniziai baldanzosa la procedura di registrazione del dominio ed ecco il raffreddamento immediato delle mie velleità: laurasacco.it era già occupato! E non solo. Il whois indicava che il proprietario era della mia città, aveva comprato il dominio nel 2011 e aggiornava regolarmente l’iscrizione a ogni scadenza. Inoltre, colmo della sfortuna, l’indirizzo puntava a una pagina bianca!
Iniziai a valutare le alternative.
L’estensione .com e le altre estensioni erano libere: potevo registrare nomeecognome con le altre estensioni. Ma era saggio? Non era troppo facile confonderlo con l’omonimo .it?
Oppure potevo usare il mio nickname, lasacco, con cui ero conosciuta in rete e che risultava disponibile. Ma era professionale usare il mio nickname per un’attività professionale?
Oppure potevo scegliere il nome della mia attività, oppure scegliere un altro nome di fantasia che richiamasse la mia attività, oppure potevo aggiungere il nome della mia professione dopo il mio nomeecognome, oppure… Le alternative erano moltissime, ma nessuna che, per un motivo o per l’altro, mi convincesse.
Allora decisi di applicare uno dei principi validi per l’avvio di ogni progetto: il testing dell’idea. Naturalmente semplificai la procedura e attivai semplicemente dei sondaggi informali: consultai la rete, in particolare i miei contatti che lavoravano nel settore; parlai con chi, intorno a me, era esperto di web; chiesi a tutti quelli che incontravo, esterni e potenziali clienti, e con cui avevo confidenza.
E lessi molto, approfondendo, in particolari, i criteri SEO: quali erano le parole chiave per cui volevo essere trovata dai motori di ricerca? Con quali frasi pensavo che i potenziali clienti mi avrebbero cercato su Googleetsimili?
Più leggevo e più mi convincevo che laurasacco era il nome che preferivo e trovava più conferme. Inoltre, mi convinsi che mi stavo ponendo un falso problema: le persone sarebbero arrivate al mio sito attraverso una ricerca di servizi/professionalità (e, quindi, dovevo lavorare bene sulla SEO) oppure digitando l’indirizzo corretto, oppure semplicemente digitando sui motori di ricerca il mio nomeecognome, e anche in questo caso il lavoro di posizionamento avrebbe premiato me e non il sito vuoto.
La decisione fu, alla fine, presa e, approfittando di una promozione, registrai laurasacco.com per 10 anni.
Ogni eventuale ripensamento sarebbe stato gestito con l’utilissima funzione redirect.

Sulla questione della scelta del dominio, un articolo interessante, fra i tanti, si trova qui

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