#6 Ora mi serve un’immagine

Sarei stata, dunque, una mentore digitale … più parlavo con le persone, più ricevevo conferme che l’analisi del bisogno da cui partivo era reale, e più mi convincevo che l’idea potesse avere ottime possibilità di successo. Era venuto, dunque, il momento di crederci davvero e investire, tempo e denaro.
Da dove partire?
Come consulente d’impresa, sapevo che occorreva lavorare sulla definizione dell’idea imprenditoriale e sull’ipotesi di business plan ma come esperta di comunicazione sapevo che era altrettanto fondamentale che mi presentassi con una precisa identità visiva.
L’identità visiva (o visual identity) è l’insieme di elementi grafici che contraddistingue un’impresa (azienda, professionista, organizzazione di qualsiasi tipo), l’immagine che la rende unica e riconoscibile, che rappresenta il suo stile e il suo modo di essere. Deve, quindi, essere progettata e disegnata con cura perché è il vestito con cui si presenta sul mercato.
Decisi, perciò, di partire da qui: ero sicura che ragionare sui colori, sui simboli e sui font, sul marchio che avrebbero caratterizzato la mia attività professionale, mi avrebbe costretta anche a ragionare sugli obiettivi, sulla missione e sulla visione, e mi avrebbe costretta a mettere a fuoco l’idea imprenditoriale.
Inoltre, per l’attività che stavo progettando, il sito internet sarebbe stato il mio principale biglietto da visita, ed era necessario che fosse non solo funzionale ma anche curato nei suoi elementi grafici e volevo che tale aspetto fosse coordinato fin da subito con gli altri elementi grafici del mio brand. Nel mio recente passato professionale ero stata responsabile della progettazione dell’identità visiva di due realtà organizzative, e sapevo bene che questo lavoro non si improvvisa e che richiede professionalità e competenza. 
Scegliere a quale grafico affidare la propria identità visiva non è scelta facile. Il professionista incaricato dovrà, infatti, entrare in empatia con noi, capire e interpretare le nostre richieste, orientare le nostre scelte, deve, in altre parole, guidarci con delicatezza e fermezza nel non semplice compito di tradurre l’idea di business nella sua versione grafica.
Non tutti i grafici vanno bene per tutti: è necessario che si crei un rapporto di fiducia che permetta uno scambio franco e sincero, in modo che lo stretto lavoro fra noi e il nostro grafico produca il massimo della soddisfazione per entrambi. Per questo il criterio economico non fu il criterio con cui mi mossi. Non volevo né il grafico più a buon mercato né il grafico di tendenza: volevo un buon professionista che entrasse in risonanza con me e sapesse interpretare al meglio la mia idea di business.
Mi guardai attorno, cercai in rete, poi mi ricordai di Raffaella, che avevo conosciuto attraverso l’attività sui social network e con la quale avevo lavorato per mettere online il blog dell’Osservatorio. Mi piacevano molto i suoi lavori e mi piaceva il suo stile pulito ed elegante, mai banale, mai ripetitivo, attenta ai particolari e capace di interpretare al meglio le esigenze del cliente, coinvolgendosi con passione. Una grande professionista, chissà se sarebbe stata interessata a lavorare per costruire la mia identità visiva? Mi sentivo davvero piccolina e temevo che Raffaella non avrebbe avuto tempo da dedicarmi.
Presi il coraggio a due mani e la chiamai, spiegandole per telefono di cosa avevo bisogno. Fui felice di sentirmi dire che sì, poteva lavorare per me.
La mia attività di mentore digitale partiva sotto i migliori auspici.

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